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Fabio Filippi

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Anti-Informazione

Tutto quello che le tv non dicono... ma che dovresti sapere!

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Ha detto Daniele Luttazzi: "Il mio cagnolino ha le zecche. Ieri una zecca mi ha punto, così io ho bombardato il mio cagnolino. Ho il diritto di difendermi "


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October 07

Assassinata a Mosca Anna Politkovskaya

Anna Politkovskaya è stata uccisa a colpi di arma da fuoco nell'atrio di casa
Da anni si sentiva minacciata per le sue battaglie a favore dei diritti umani

Giornalista assassinata a Mosca
denunciò l'orrore della guerra cecena

MOSCA - Assassinata a Mosca Anna Politkovskaya, giornalista russa famosa in tutto il mondo per i suoi reportage sugli orrori della guerra in Cecenia e gli abusi compiuti dalle truppe federali. La donna è stata trovata morta nell'atrio dell'edificio in cui viveva da una vicina. Sul luogo del delitto, la polizia ha trovato una pistola e quattro bossoli.

Nata nel 1958, la Politkovskaya aveva due figli. Scriveva per il quotidiano dell'opposizione Novaya Gazeta. Nel settembre del 2004, mentre si apprestava a recarsi a Beslan per seguire il sequestro e il massacro degli ostaggi nella scuola numero 1 del capoluogo dell'Ossezia del Nord, era rimasta vittima di un misterioso avvelenamento da lei attribuito ai servizi segreti russi. Alle vicende del conflitto ceceno si era appassionata alla fine degli anni '90, e non solo come cronista: nel dicembre del 1999 fu lei a organizzare, sotto una pioggia di bombe, l'evacuazione dell' ospizio di Grozny, mettendo in salvo 89 anziani.

Dimitri Muratov, direttore del quotidiano Novaia Gazeta, ha dichiarato che l'omicidio "sembra essere una punizione per i suoi articoli". Politkovskaia aveva fra l'altro lavorato a una rigorosa inchiesta sulla corruzione in seno al ministero della Difesa e del contingente russo in Cecenia. Nella sua lunga attività di paladina dei diritti umani nella piccola repubblica caucasica, si era fatta molti nemici, sia fra le forze russe che fra i guerriglieri.

Madre di due figli, la Politkovskaya in passato era stata arrestata e anche più volte minacciata per la sua opposizione al governo e per le sue denunce di violazioni dei diritti umani commesse in Cecenia. Nell'ottobre del 2002, durante l'assalto al teatro Dubrovka di Mosca da parte di un commando di una cinquantina di terroristi ceceni aveva tentato di fare da mediatrice, ma poi l'irruzione delle forze speciali russe aveva vanificato i suoi sforzi.


Intervistata spesso anche dagli organi di stampa italiani in qualità di preziosa fonte indipendente sulle vicende dell'ex repubblica sovietica, nel 2004 Anna Politkovskaya era stata insignita con il premio intitolato all'ex premier svedese Olaf Palme in quanto "simbolo della lunga battaglia per i diritti umani in Russia". Nel suo paese aveva vinto il "Penna d'oro", l'equivalente del Pulitzer.

Tra i tanti messaggi di dolore per la morte di Anna Politkovskaya anche quella dell'ex presidente dell'Urss Mikhail Gorbaciov che ha definito l'omicidio "un crimine grave contro il Paese, un crimine contro tutti noi, è un colpo all'intera stampa democratica e indipendente".

Con l'omicidio della cronista russa sale a 56 il numero dei giornalisti uccisi quest'anno nel mondo. Le ultime due vittime, sempre oggi, erano state due reporter tedeschi uccisi in un'imboscata nel nord dell'Afghanistan. Secondo i dati, diffusi dall'organizzazione Reporters sans frontieres, il 2006 potrebbe rivelarsi più sanguinoso persino dell'anno precedente, quello più tragico per i cronisti di tutto il mondo.

fonte: http://www.repubblica.it/2006/10/sezioni/esteri/giornalista-russa-uccisa/giornalista-russa-uccisa/giornalista-russa-uccisa.html

October 05

USA: Grande Fratello contro "opinioni ostili"

Usa, Grande fratello contro «opinioni ostili»
L’iniziativa del ministero della Sicurezza nazionale per individuare i media e i giornali nemici nel mondo
 
 
WASHINGTON — I media di tutto il mondo, da i più diffusi quotidiani europei alla più oscura radio-tv nepalese, saranno sottoposti in futuro al costante controllo di un Grande fratello elettronico americano «per identificare potenziali minacce agli Stati Uniti». Un «software» o programma in preparazione alle università di Cornell, di Pittsburgh e dell’Utah consentirà alla Superpotenza di registrare «le opinioni negative» su di essa o sui suoi leader espresse dalle testate o dagli autori degli articoli. In casi estremi, il programma, una «sentiment analysis» (analisi del sentimento, ossia degli orientamenti politici) varata dal Ministero della sicurezza nazionale, porterà all’adozione di misure preventive.
Lo ha svelato ieri il New York Times, a cui il coordinatore dell’iniziativa, Joe Kielman, ha spiegato che gli Usa «devono potere distinguere tra la critica e l’aggressione». Il programma, per cui l’amministrazione ha stanziato 2 milioni e mezzo di dollari, e che sembra sia stato suggerito dalla Cia, è già in corso in via sperimentale. Il «software» sta esaminando centinaia di articoli del 2001 e 2002 su Guantanamo, il campo di internamento dei terroristi a Cuba; sull’uso del termine «asse del male» (Corea del nord, Iran, Iraq) da parte del presidente Bush; sull’effetto serra; e sul fallito golpe contro il leader venezuelano Chávez. Tutte vicende o posizioni che hanno generato aspre denunce dell’operato della Casa Bianca. Sebbene Kielman sostenga che il Grande fratello elettronico non sorveglierà i media americani, perché vietato dalla legge, le ricerche in corso vertono non solo su voci straniere come l’Agence France Press e The Dawn, un quotidiano pachistano, ma anche su voci interne come il New York Times e il Miami Herald.
I media stranieri vengono già monitorati dalle ambasciate Usa e dagli agenti della Cia e dell’Fbi sul posto. Ma questo spionaggio elettronico, il versante mediatico delle intercettazioni globali telefoniche e delle «email» condotte dalla National Security Agency, non ha precedenti, e ha suscitato furenti reazioni. Lucy Dalglish, una dirigente di Freedom for the press (Libertà di stampa), lo ha definito «un incubo orwelliano». E Mark Rotenberg, il direttore dell’Electronic privacy information center (Centro della riservatezza della informazione elettronica) ha auspicato che venga abolito. «È agghiacciante» ha protestato. «È una violazione dei diritti civili. Ricorda il programma spionistico del Pentagono del 2002, a cui si oppose persino il Congresso, così ossequiente a Bush». Claire Cardie e Jaynice Wiebe della Università di Pittsburgh sono due dei programmatori della «sentiment analysis». Hanno dichiarato al New York Times che ci vorrà qualche anno prima che il programma non commetta errori, al momento frequenti, «e segnali con esattezza le esternazioni più forti di antiamericanismo». E hanno ammesso che il suo impiego potrebbe porre «problemi giuridici».
Ma hanno affermato che servirebbe anche a fare capire meglio all’amministrazione «che cosa pensano all’estero» e contribuirebbe a plasmarne le politiche. Non è il parere del politologo Larry Sabato, un esperto dei media: «Il principale effetto di un’iniziativa del genere — ha obbiettato Sabato — è di creare un clima di censura. Quante testate e giornalisti americani non solo stranieri continuerebbero a esprimere liberamente le loro opinioni? Non c’è bisogno di questo programma per scoprire quali siano le pubblicazioni estremiste nel mondo».
 
September 29

Tortura: il Senato USA approsa

Tortura: Il senato Usa approva
Nubi nere arrivano dagli Stati Uniti d'America sul futuro delle Convenzioni di Ginevra e degli accordi internazionali per la protezione dei diritti umani. Dopo alcune settimane di guerriglia politica sulla questione delle torture contro i prigionieri della guerra al terrorismo, alla fine i tre senatori repubblicani "ribelli" - John McCain, Lindsey Graham e John Warner - hanno di fatto capitolato di fronte alle richieste della Casa Bianca e hanno accettato di firmare un accordo che, secondo i suoi molti critici, fornisce di fatto il via libera alla Casa Bianca per continuare nella disastrosa politica delle torture contro i prigionieri di guerra.
L'accordo firmato tra la Casa Bianca ed i senatori ribelli prevede in particolare che:
- Chiunque venga processato dai tribunali militari abbia accesso a tutte le prove che siano state presentate, in ambito processuale, contro di lui dinanzi alla giuria, ma non a quelle che siano ritenute lesive degli interessi nazionali.
- Siano proibite solo le "gravi violazioni" della Convenzione di Ginevra e sia perciò emendato il War Crimes Act (la legge approvata nel 1996 che vieta l'uso della tortura e delle pratiche coercitive contro i prigionieri di guerra, ndr), definendo esplicitamente tali gravi violazioni quali atti come tortura, violenza sessuale, esperimenti chimici e biologici sui prigionieri e trattamenti crudeli ed inumani.
- Il presidente ha però l'autorità di specificare, mediante ordini esecutivi, quale sia "il significato e l'applicazione" delle norme previste dal War Crimes Act e dalla Convenzione di Ginevra.
- Siano comunque consentite le testimonianze ottenute con metodi coercitivi se tali dichiarazioni siano state ottenute prima dell'approvazione da parte del Congresso nel 2005 dei trattamenti crudeli, inumani e degradanti, e se il giudice abbia ritenuto tali dichiarazioni attendibili. Allo stesso tempo sono vietate eventuali testimonianze ottenute con metodi coercitivi se ottenute dopo il 2005 e il giudice abbia valutato i metodi usati per ottenerle come violanti la definizione costituzionale di trattamenti crudeli, inumani e degradanti.
- E' inoltre severamente limitato il diritto dei prigionieri ad appellarsi a corti di grado superiore, compresa la Corte Suprema, per chiedere la propria liberazione.
- E' infine depenalizzata retroattivamente qualsiasi violazione del War Crimes Act che ai sensi della nuova legge non risulti più esserlo.

Diversi esponenti democratici, oltre a numerosi attivisti delle organizzazioni per la protezione dei diritti civili, hanno affermato che l'accordo appena descritto non fa altro che lasciare le porte aperte per qualsiasi tipo di abuso e tortura contro i detenuti, togliendo loro allo stesso tempo il diritto sacrosanto di appellarsi contro la propria detenzione. "Questo accordo permetterà all'Amministrazione nordamericana di continuare con la propria politica di interrogatori basati sulla tortura", afferma Michael Ratner, il presidente del Centro per i Diritti Costituzionali. "In qualità di difensore dei diritti umani che ha speso la sua vita combattendo contro la tortura applicata dai dittatori di tutto il mondo, trovo questo compromesso semplicemente disgustoso".
Persino alcuni tra gli avvocati difensori dell'Esercito che, in base alla legge dovrebbero assumere la difesa degli accusati dinanzi ai tribunali militari, hanno attaccato pesantemente l'accordo, affermando che le regole proposte impedirebbero loro di venire a conoscenza se le dichiarazioni dei loro clienti siano state ottenute o meno attraverso l'uso della tortura. "Questo sistema è persino peggiore di quello che era già in essere sino ad ora", ha affermato il maggiore dei marines Michael Mori, un avvocato militare. Inoltre, sempre da ambienti militari, è trapelata la preoccupazione sull'eventuale destino dei soldati americani che dovessero essere fatti prigionieri di guerra; chiaro che avrebbero grosse difficoltà a far valere i propri diritti ai sensi delle Convenzioni di Ginevra, visto che sono per primi gli Stati Uniti d'America a limitarli ai propri prigionieri.
[...]
Di fatto, però, secondo diversi esperti della materia, per come è stato formulato l'accordo, la CIA continuerà di fatto ancora ad avere il permesso di usare qualsiasi tipo di metodo coercitivo, come costringere i prigionieri a rimanere nudi in stanze gelide, forzarli a rimanere in posizioni dolorose per periodi prolungati e privarli del sonno. Il compromesso, inoltre, non fa neppure accenno al metodo della rendition dei prigionieri ai servizi segreti di Paesi che ammettono la tortura. Ciò nonostante, i senatori repubblicani che hanno negoziato l'accordo con la Casa Bianca, affermano, sulla base di non si sa bene cosa, che tale compromesso vieterà l'uso di tecniche quali la simulazione dell'affogamento, che sono state ripetutamente usate sino ad ora nei confronti dei prigionieri di spicco della guerra al terrorismo, come Khalid Sheikh Mohammed.
La morale di questa storia è che il presidente Bush voleva far approvare dal Congresso l'uso di queste pratiche coercitive per farle dichiarare valide ai sensi della Convenzione di Ginevra. Non ci è riuscito. Ma quantomeno ha ottenuto che il Congresso abbia dato disco verde una volta che dovesse essere trasformato in legge il compromesso ottenuto al Senato. Rimane comunque il fatto che sarà Bush, assieme a questo Congresso, incapace di tenerne a bada gli istinti peggiori, a dover rendere conto alla storia per aver consentito deliberatamente l'uso della tortura contro i prigionieri ed a far uscire gli Usa dal novero delle nazioni civili.
 
di Daniele John Angrisani
 
September 21

Parole da... terrorista?

Parole da... terrorista?
Spettabili Signore, Egregi Signori
quel che oggi l'umanità sopporta non è degno della dignità umana; Dio non ha creato l'uomo affinché alcuni gruppi di uomini impongano ingiustizia ad altri gruppi.
Affinché un gruppo creando guerra e violenza riesca a derubare la risorse, arricchirsi ed espandere il proprio dominio mentre l'altro gruppo sia costretto a sopportare la povertà e le disgrazie che ne provengono.
Affinché un gruppo forte delle sue armi e delle sue minacce comandi il mondo mentre altri siano costretti a rimanere sempre sotto l'ombra della minaccia e dell'insicurezza.
[...]
Eccellenze,
la domanda è questa: se il governo statunitense e quello inglese che sono membri permanenti del consiglio di sicurezza violano la legge internazionale quale ente dell'Onu è in grado di giudicarli? Un consiglio di cui loro stessi fanno parte ed in cui hanno un potere speciale può condannare i loro crimini? È mai successa una cosa del genere?
Ma al contrario abbiamo visto che quando loro hanno un problema con un governo o un popolo lo trascinano al cospetto del consiglio di sicurezza ed assumono sia il ruolo di pubblico ministero, sia il ruolo di giudice e sia il ruolo di colui che mette in atto il verdetto della corte.
[...]
Eccellenze,
la riflessione sulle verità citate ci guida in direzione di un'amara conclusione: la giustizia è stata sacrificata a favore della prepotenza. Le relazioni internazionali, sotto la pressioni dei potenti, oggi sono anomale, ingiuste e discriminatorie. La minaccia nucleare delle potenze ha preso il posto del rispetto reciproco e della pace. La difesa dei diritti umani e della democrazia da parte delle potenze avviene solo quando questa difesa può essere strumentalizzata per fare pressioni sugli altri popoli ed umiliarli. Ma se sono in gioco gli interessi delle potenze, concetti come la democrazia, il diritto dei popoli all'indipendenza, il rispetto dei diritti delle persone ed il rispetto dei diritti internazionali non hanno più alcun valore. L'esempio è il comportamento riservato al governo eletto della Palestina e quello riservato al regime sionista. Se in Palestina le persone vengono uccise, vengono costrette a lasciare le loro case, se vengono imprigionate senza motivo o vengono assediate nelle loro case e città, ciò non ha importanza ed in questo caso i diritti umani non vengono danneggiati minimamente.
[...]
Il Signore, l'Onnipotente, il Clemente, che è il creatore dell'Universo è anche il possessore di questo mondo. Lui ci ordina di essere giusti; Lui chiede ai Suoi servi di operare il bene e di non commettere ingiustizie. Egli chiede ai Suoi servi di incoraggiarsi a vicenda nelle opere di bene e di sconsigliarsi a vicenda le opere ingiuste. Tutti i profeti del Signore, Adamo(la pace sia con lui), Mosé (la pace sia con lui), Gesù(la pace sia con lui) ed infine Mohammad (la pace sia con lui) hanno invitato l'uomo ad adorare l'Unico Dio, alla giustizia, alla fratellanza, all'amore ed all'affetto. In base al monoteismo e a valori come la giustizia, l'amore e il rispetto dell'uomo non si può costruire un mondo migliore e trasformare l'odio in amicizia?
Io dichiaro ad alta voce che oggi il mondo ha bisogno più che mai di uomini giusti che amino la libertà e l'uomo e soprattutto dichiaro che il mondo aspetto veramente il Salvatore che tutte le religioni attendono.
O Dio, gli uomini sono Tuoi servi e a Te è affidata la loro guida e la loro felicità. Dona all'umanità il Salvatore atteso, e collocaci tra coloro che spianano la strada per il Suo arrivo. 
 
 
September 19

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Canada. Commissione d'inchiesta chiude il caso Arar: arrestato e torturato in Siria per errore, non e' un terrorista

Un'inchiesta ufficiale ordinata dal governo canadese ha dimostrato che Maher Arar, un ingegnere informatico di Ottawa di 36 anni, siriano d'origine, è stato arrestato, deportato in Siria dalle autorità americane nel sospetto, rivelatosi poi infondato, che fosse un terrorista di al Qaeda. Durante la prigionia Arar è stato torturato.

L'incubo di Arar è cominciato con un errore di identificazione delle Giubbe Rosse, la polizia federale canadese, che hanno convinto le autorità di Washington a trattarlo come un pericoloso terrorista. L'arresto, all'aeroporto John Fitzgerald Kennedy di New York, è avvenuto un anno dopo le stragi terroristiche dell'11 settembre 2001.

Il giudice Dennis O'Connor, che ha condotto l'inchiesta, ha dimostrato che Arar non aveva alcun legame con al Qaeda e che ha subito torture nel carcere di Damasco dove gli agenti americani lo avevano portato. Anche se Arar non aveva commesso alcun crimine, sotto tortura ha confessato una militanza ad al Qaeda che non era mai esistita e questa confessione ha a lungo macchiato la sua reputazione dal giorno del ritorno in Canada. Il report della commissione d’inchiesta potrebbe ora portare conseguenze sui vertici della polizia e dell’intelligence canadese, che convinsero le autorità amercane che Arar era un sospetto terrorista.

fonte: http://www.rainews24.it/Notizia.asp?NewsID=64207